Touch, Pay, Trust: il denaro digitale secondo la fascia più giovane della Gen Z

Come vivono i giovani italiani il denaro nell’era digitale? Si fidano dei pagamenti via app? Temono truffe? Percepiscono ancora “il valore” dei soldi che non passano dalle mani?

A queste domande risponde l’indagine “Touch, Pay, Trust” realizzata da Webboh LAB e l’Istituto di ricerca Sylla, e presentata in occasione del Salone dei Pagamenti, l’appuntamento internazionale promosso da Associazione Bancaria Italiana e organizzato da ABIServizi.

La survey è stata condotta su un campione nazionale di circa 4.000 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni, rappresentativo per età, genere e area geografica.

“Touch, Pay, Trust non è uno slogan: è la grammatica emotiva con cui i giovani italiani imparano a fidarsi del denaro digitale.”, ha commentato Furio Camillo, docente dell’Università di Bologna, Responsabile Scientifico di Webboh LAB.

Dall’indagine emerge infatti che la Gen Z vive il denaro come strumento di libertà, indipendenza e realizzazione personale, con forte attenzione a risparmio e educazione finanziaria.

La famiglia, l’istruzione e il contesto sociale modellano le attitudini, mentre i pagamenti digitali rappresentano opportunità di autonomia, ma anche un ambito che richiede attenzione e prudenza per ragioni di sicurezza digitale.

Guardando al futuro, le nuove generazioni immaginano un mondo finanziario smart, invisibile e integrato, con un chiaro desiderio di controllo e autonomia personale.

I giovani percepiscono il denaro soprattutto come responsabilità e come strumento per realizzare i propri sogni.

La libertà associata al denaro ottiene un voto medio di 7/10, mentre il potere e il divertimento sono meno rilevanti. Solo 3,6/10 è il voto per la visione del denaro come un mezzo per mostrare chi sei agli altri.

Per i giovani, dunque, il denaro non è potere ma responsabilità.

La Gen Z più giovane considera il denaro un mezzo per costruire, non per apparire.

Il risparmio ha un ruolo centrale: i ragazzi preferiscono risparmiare anziché spendere subito, e vedono il risparmio come strumento per realizzare progetti personali.

L’investimento è percepito come utile e i giovani vorrebbero ricevere maggiore educazione finanziaria per capire come funziona.

In definitiva, per i ragazzi risparmiare significa realizzare i propri progetti personali. E vorrebbero maggiore educazione finanziaria.

È una generazione che chiede educazione finanziaria e rifiuta l’idea che “investire sia solo da adulti”.

I pagamenti digitali sono apprezzati soprattutto per la velocità e per la comodità, ma cresce l’attenzione alla sicurezza online e alla protezione dei dati personali.

Quando si parla di soldi online, il 28% dei giovani dichiara di fidarsi solo di sé stesso, mentre il 45% si affida soprattutto ai genitori. Tuttavia un consistente 16% di ragazzi dichiara di fidarsi soprattutto delle banche tradizionali.

Per la Gen Z più giovane il digitale non serve a sentirsi moderni, serve a vivere meglio.

Il rapporto con i familiari è centrale: circa il 40% dei giovani afferma di usare con una discreta frequenza la carta o il bancomat di un familiare, mentre il 62% si sente responsabile quando aiuta la nonna a fare un pagamento online.

In quasi la metà dei casi sono i genitori a insegnare l’uso delle app di pagamento, ma il 30% impara autonomamente “smanettando”.

La fiducia nel denaro digitale nasce in casa: i genitori restano il vero touchpoint della sicurezza economica.

I giovani immaginano i pagamenti tra 10 anni come invisibili o più personalizzati e smart, con solo il 4% che pensa a un ritorno ai contanti.

Sul tema del denaro digitale, il 40% adotta il motto “Fidarsi è bene, ma sono più tranquillo se metto il PIN”, mentre il 30% afferma “Il denaro non è tutto, ma decido io come usarlo”.

La Generazione Z più giovane non si fida a occhi chiusi: vive il digitale con prudenza attiva.
È la generazione del Trust controllato: fidarsi, ma verificando.

Questo studio offre anche una panoramica dettagliata delle dinamiche che influenzano i comportamenti finanziari della Generazione Z italiana.

Dall’analisi emerge che l’istruzione dei genitori, il livello di studio, la professione e altri fattori socio-demografici influenzano significativamente le attitudini finanziarie dei giovani.

L’indagine evidenzia che: figli di genitori più istruiti mostrano maggiore fiducia nelle banche e nei genitori, visione più digitale e maggiore consapevolezza dei rischi online; giovani più istruiti mostrano più autonomia, visione digitale del denaro e capacità di gestione responsabile; con l’età aumenta l’autonomia e la percezione del rischio; le femmine sono più fiduciose verso i genitori e più prudenti, i maschi più orientati all’autonomia e all’uso dei sistemi digitali; Nord e Centro favoriscono fiducia in banche e consapevolezza digitale, Sud e Isole privilegiano fiducia nella famiglia e approccio più tradizionale; la qualità percepita del luogo di vita modula fiducia, autonomia e uso della carta familiare.

La cluster analysis ha individuato sei profili psicografici, che rappresentano i diversi modi con cui la Gen Z più giovane interpreta fiducia, controllo e innovazione nei pagamenti: vivono già senza contanti; l’87% paga con smartphone; usano carte fisiche, ma senza diffidenza; temono furti online, cercano controllo; chiedono trasparenza alle banche; credono nella sicurezza del sistema bancario; usano app senza preoccuparsi troppo. Tra fiducia e cautela, il 70% si muove nel digitale chiedendo sicurezza e trasparenza.

La mappa logica dei sei cluster mostra un paesaggio generazionale in piena trasformazione.

Quasi metà della Gen Z più giovane si muove tra prudenza e fiducia razionale: i Tradizionalisti Distaccati e i Cercatori di Fiducia Digitale incarnano il cuore moderato del sistema, più attento alla trasparenza che all’innovazione.

Ai due estremi si oppongono i Guardiani del Contante, che vivono il digitale come minaccia alla sicurezza personale, e i Cashless Convinti, che hanno ormai interiorizzato la logica del “touch” come linguaggio naturale del denaro. In mezzo emergono due minoranze interessanti: i Digitali Disinvolti, spontanei ma superficiali, e i Fiduciosi Istituzionali, che incarnano la fiducia sistemica e l’equilibrio tra tecnologia e stabilità.

Nel complesso, la Gen Z più giovane non è divisa tra chi si fida e chi no, ma tra modi diversi di dare senso alla fiducia: dal bisogno di controllo alla leggerezza automatica del gesto digitale.

“Un giovane su cinque è già completamente aderente al concetto di cashless, ma oltre un quarto resta legato ai contanti come forma di controllo psicologico.
Tra questi due estremi vive la maggioranza prudente della Gen Z più giovane, gli ExpoTeens, che si muove nel digitale chiedendo sicurezza e trasparenza.”

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