La sostenibilità nella logistica ricopre ormai un posto fisso nelle presentazioni aziendali, ma molto meno nelle decisioni quotidiane. Il motivo è semplice: spesso non è una questione di volontà, ma di leggibilità. Se non esistono metriche chiare e criteri trasparenti, il rischio è che la sostenibilità resti confinata al linguaggio del marketing: dichiarazioni corrette, magari sincere, ma difficili da verificare, confrontare e soprattutto integrare nei processi. È qui che la comunicazione smette di essere un esercizio narrativo e diventa infrastruttura: rendere misurabile ciò che altrimenti rimane opinabile. In altre parole, la sostenibilità non può più essere una dichiarazione d’intenti, ma un criterio operativo, guidato da metriche chiare e condivise.
Secondo il Customer Satisfaction Study del 2025 di Spring GDS, per il 65% dei clienti è fondamentale avere un partner logistico sostenibile, e ciò significa che la sostenibilità è diventata un vero e proprio criterio di scelta. Questo conferma che non è più un plus reputazionale, ma un requisito che incide sulle valutazioni dei partner e sulle decisioni di procurement. Ma perché si concretizzi e non resti solo un’intenzione, deve essere supportata da dati, metodi e standard che la rendano leggibile per chi deve valutare, confrontare e rendicontare.
Per rendere la sostenibilità realmente comprensibile non basta raccontare iniziative, ma serve chiarire dove si concentrano le emissioni e con quali strumenti esse vengono misurate. Il primo Impact Report parte proprio da qui, rendendo esplicito un dato strutturale del modello asset-light: la maggior parte dell’impatto è nello Scope 3, in particolare nel trasporto esternalizzato. Nel 2025, secondo il report, trasporto e distribuzione a monte hanno rappresentato circa il 75% delle emissioni complessive, pari a 14.383 tonnellate di CO₂e. È un passaggio cruciale perché, quando l’impatto si genera soprattutto fuori dal perimetro diretto, la credibilità dipende dalla capacità di lavorare con partner e fornitori lungo l’intera catena del valore, adottando criteri condivisi e una rendicontazione solida.
Nel 2025 la parola chiave non è stata solo ridurre, ma rendere le riduzioni attribuibili e verificabili, soprattutto dove l’impatto è più difficile da governare. Nel trasporto aereo, per esempio, il Sustainable Aviation Fuel può abbattere le emissioni lungo il ciclo di vita fino all’80% rispetto al jet fuel convenzionale, ma la sua adozione resta frenata da costi e disponibilità. Per questo, abbiamo introdotto un modello Book & Claim: consente ai clienti di sostenere l’utilizzo di SAF anche senza legarlo al singolo volo che trasporta la spedizione, e di ricevere riduzioni certificate che possono essere riportate nel proprio Scope 3. È un esempio dell’approccio pragmatico che stiamo portando avanti: soluzioni applicabili che trasformano la sostenibilità in un meccanismo quantificabile e verificabile, non in un concetto astratto.
La stessa logica vale per la parte dati, che è ancora spesso la più sottovalutata. Nel 2025 abbiamo implementato uno strumento di misurazione che collega i dati di spedizione al motore di calcolo EcoTransIT, e produce reportistica basata su standard riconosciuti come ISO 14083 e GLEC Framework. L’obiettivo è passare da stime aggregate a indicatori più granulari in modo da rendere i numeri confrontabili nel tempo e utilizzabili nei percorsi di rendicontazione. Nel corso dell’anno sono stati consegnati ai clienti oltre 400 report trimestrali sulle emissioni. Solo dati affidabili e standard condivisi e riconosciuti permettono di integrare la sostenibilità nelle decisioni aziendali e di trasformarla in uno strumento di gestione.
Infine, c’è un ambito in cui leggibilità significa anche semplicità operativa: la circolarità. Nel report riportiamo l’adozione di 8.000 pallet box riutilizzabili in polipropilene in sostituzione di imballaggi monouso, con una stima interna di fino a 2.000 tonnellate di CO₂e evitate ogni anno. Allo stesso tempo, iniziative operative come l’introduzione di soluzioni riutilizzabili dimostrano che anche interventi concreti sulla supply chain possono generare benefici rilevanti e scalabili. Il filo conduttore rimane lo stesso: quando la sostenibilità diventa misurabile, diventa anche più facile da discutere, comparare e, soprattutto, compiere una scelta.
(a cura di Gabriele Bavera, Managing Director di Spring GDS Italia)
