L’Europa entra in una fase decisiva per il futuro della propria economia circolare. Dopo oltre un decennio di progressivo rafforzamento del quadro europeo in materia di raccolta, riciclo e reimmissione dei materiali nell’economia, i prossimi ventiquattro mesi concentreranno una serie di iniziative destinate a incidere direttamente sul mercato delle Materie Prime Seconde e sulla competitività della base industriale europea.
È in questo contesto che sarà presentato a Cernobbio lo Studio “Una nuova politica industriale europea per l’Economia Circolare”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con CONAI. La ricerca parte da una questione di fondo: la circolarità non può essere considerata soltanto un obiettivo ambientale, ma deve diventare una componente strutturale della politica industriale europea, capace di sostenere competitività, sicurezza degli approvvigionamenti e creazione di valore.
La roadmap europea “One Europe, One Market” concentra tra il 2026 e il 2027 quattro iniziative complementari che avranno implicazioni dirette per la filiera delle MPS.
Lo Studio individua in questa simultaneità una finestra di opportunità per superare la frammentazione tra i 27 sistemi nazionali e costruire condizioni di mercato più integrate e coerenti.
Le evidenze raccolte dallo Studio indicano che il nodo non è più soltanto fissare obiettivi ambientali più ambiziosi, ma creare le condizioni industriali perché tali obiettivi possano essere raggiunti. La produzione e l’utilizzo di materie prime seconde dipendono infatti dalla capacità di costruire una domanda stabile, garantire condizioni competitive agli operatori europei e ridurre la frammentazione che ancora caratterizza il Mercato Unico.
È questo il punto richiamato da Enrico Letta, Dean della IE School of Politics, Economics and Global Affairs e Presidente dell’Istituto Jacques Delors, secondo cui “L’economia circolare rappresenta oggi una delle dimensioni nelle quali si misura più chiaramente la capacità dell’Europa di adattare il proprio Mercato Unico alle trasformazioni dell’economia globale”. Nel suo contributo, Letta richiama la prospettiva di un Circular Single Market, sottolineando come una maggiore integrazione non richieda necessariamente l’omologazione dei diversi sistemi nazionali, ma un equilibrio tra regole comuni europee, interoperabilità, mutuo riconoscimento, comparabilità dei dati e diffusione delle migliori pratiche.
La questione assume inoltre una crescente rilevanza geopolitica. Nicola Pedde, Direttore dell’Institute for Global Studies e Professore di Geopolitica dell’Energia e dell’Ambiente presso l’Università Roma Tre, sottolinea come l’instabilità internazionale possa trasmettersi rapidamente all’economia europea attraverso i principali corridoi commerciali ed energetici, incidendo sui costi logistici, sui prezzi dell’energia e sulla continuità delle catene di approvvigionamento. “La sicurezza economica e industriale dell’Europa non può quindi più essere concettualmente separata dalla sicurezza delle rotte commerciali globali e dalla capacità del continente di ridurre le proprie dipendenze più critiche”, osserva Pedde.
Nella stessa direzione, Markus Kerber, Consigliere politico di Albright Stonebridge Group – USA, già Capo Economista del Ministero federale delle Finanze tedesco e già Direttore Generale della Federazione delle Industrie Tedesche – BDI, collega il rafforzamento dell’economia circolare alla capacità dell’Europa di ridurre le proprie dipendenze strategiche. “In un mondo in cui non ci si può più fidare del commercio e delle catene di approvvigionamento basate sugli scambi, la ricerca del riciclaggio delle risorse esistenti in Europa e il ruolo delle materie prime secondarie diventano una questione di estrema importanza economica e politica”, osserva Kerber. In questa prospettiva, rafforzare le capacità europee di riciclo deve accompagnarsi a condizioni di mercato più competitive, standard di qualità e politiche commerciali capaci di garantire una concorrenza leale, oltre a un quadro normativo più strategico, così da ridurre le vulnerabilità dell’Europa e preservare al suo interno risorse e capacità industriali.
È alla luce di questa lettura che cambia anche il modo di considerare la filiera del riciclo. La dimensione economica e occupazionale quantificata dallo Studio mostra che il settore non può essere trattato soltanto come un servizio ambientale, ma come una vera infrastruttura industriale europea, profondamente integrata nel sistema produttivo e capace di sostenere attività economiche anche oltre il proprio perimetro diretto.
Il valore prodotto si estende infatti alle filiere manifatturiere utilizzatrici delle MPS, per le quali il riciclo rappresenta un anello della catena di approvvigionamento. Allo stesso tempo, l’analisi costi-benefici sul sistema europeo degli imballaggi mostra un ritorno positivo per la collettività, includendo valore dei materiali recuperati, costi di smaltimento evitati, benefici ambientali ed effetti economici indotti.
“Le materie prime seconde sono una vera risorsa industriale per il nostro continente”, sottolinea Ignazio Capuano, Presidente di CONAI. Il loro sviluppo riguarda, secondo Capuano, “la competitività del sistema produttivo, la sicurezza degli approvvigionamenti e la capacità dell’Europa di trattenere al proprio interno una quota maggiore del valore generato dalla trasformazione delle risorse”.
Partendo da queste evidenze, TEHA Group e CONAI hanno sviluppato un nuovo modello di funzionamento del mercato europeo delle MPS. L’architettura si articola su cinque pilastri più uno: Disegno del mercato, Domanda e Offerta per superare le attuali asimmetrie e sostenere l’utilizzo di Materia Prima Seconda UE e le filiere collegate; Governance e quadro normativo per assicurare coerenza e interoperabilità senza forzare un’armonizzazione che rischierebbe di minare la competitività industriale europea; Standard, Qualità e Fiducia come base per assicurare il buon funzionamento del mercato; Scala industriale, Finanza e Investimenti mettendo al centro temi di politica industriale, attraverso la cooperazione tra Pubblico e Privato e l’attenzione ad aspetti intangibili di creazione di valore; Autonomia Strategica e Commercio – ai quali si aggiunge il sesto pilastro riguardante i fattori abilitanti trasversali: energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale.
Centrali per il modello sono: riconoscimento reciproco, per valorizzare le specificità nazionali e diffondere le migliori pratiche; simbiosi industriale, per collegare più efficacemente offerta di MPS e domanda manifatturiera; attivazione degli investimenti, per rendere più solidi e finanziabili i progetti industriali; sicurezza strategica, per ridurre la dipendenza da risorse vergini extra-UE e trattenere maggiormente in Europa materiali, capacità produttiva e valore.
Per Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti e TEHA Group, il cambio di prospettiva consiste nel “fare della circolarità una componente della strategia industriale europea”: la sfida dei prossimi ventiquattro mesi è trasformare il momentum regolatorio in condizioni di mercato, domanda e investimento capaci di sostenere la base produttiva europea. Per questo lo studio identifica 3 priorità: governance, mercato unico e regole comuni; matching tra domanda e offerta e simbiosi industriale; finanza per la crescita e competitività.