La desertificazione commerciale colpisce i piccoli comuni italiani

Sulla base degli ultimi dati disponibili, rilevati dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma, emerge un processo di progressiva desertificazione del commercio di prossimità che negli ultimi 10 anni ha coinvolto un numero crescente di centri urbani.

Entrando nel dettaglio, il declino tocca in particolare il commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni, che vede addirittura 5.367 comuni totalmente privi di esercizi specializzati.

Altrettanto pesante la situazione per il comparto del commercio al dettaglio di articoli culturali e ricreativi con 3.421 comuni senza negozi specializzati, per quello dei prodotti per uso domestico con 2.163 comuni che risultano scoperti e per il commercio al dettaglio di altri prodotti che non è presente in 920 comuni.

Seppur con una dimensione complessivamente più contenuta, lo studio di Nomisma segnala anche che in 858 comuni italiani non risultano attivi bar e altri esercizi senza cucina mentre in altri 479 comuni non sono presenti ristoranti e altre attività di ristorazione mobile.

Ancora più preoccupante la situazione dei 798 centri urbani in cui non risultano attivi negozi per la vendita al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco.

I comuni totalmente privi di negozi sono 329, facendo riferimento al ‘commercio di prossimità’ secondo la classificazione di Nomisma, che comprende esclusivamente gli esercizi di vendita al dettaglio a servizio della comunità locale, ad esclusione della grande distribuzione organizzata e delle attività di vendita di carburanti. Il settore include attività relative a prodotti alimentari, gioiellerie, ferramenta, arredamento, cultura e svago, articoli per l’edilizia e per la salute e la cura della persona, tessile, abbigliamento e accessori.

Ad essere particolarmente colpiti sono i centri di piccola dimensione, con una forte accentuazione per quelli con meno di 500 abitanti, che spesso hanno sofferto di uno spopolamento negli ultimi decenni.

Nel complesso, il declino del commercio di prossimità risulta più accentuato nelle regioni del Centro e del Nord Italia mentre si registra una miglior tenuta nel Sud del Paese, con alcune province che hanno addirittura fatto segnare una crescita delle unità locali attive nel commercio di prossimità, in primis Trapani, Crotone, Napoli, Brindisi e Taranto.

“Questi dati non sono solo preoccupanti, ma sono il segnale evidente di centri urbani che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Per altro, il declino del commercio locale non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita e sulla coesione sociale dei territori”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma. “Grazie ad un approccio strutturato, l’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale che abbiamo realizzato si propone non solo di fotografare lo stato dell’arte, ma anche di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale. A questo riguardo abbiamo anche lanciato un Manifesto che, attraverso dieci punti programmatici, si propone come strumento di sensibilizzazione e coinvolgimento di stakeholder, amministrazioni locali operatori privati, affinché possano compiere scelte coraggiose per salvaguardare socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani”, conclude Capobianco.

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